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Intervista

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Giuseppina Spadola Incatasciato è un’artista che si è cimentata con le diverse tecniche e i diversi materiali della pittura, producendo un universo composito di figure umane, splendidi scorci di paesaggio e scene di vita varia. Da dove trae materia di ispirazione?

“Le mie opere presentano svariati soggetti. In esse giocano un ruolo importante innanzitutto i ricordi nostalgici della mia infanzia, costellata di intensi momenti d’amore. C’è il ricordo di mia mamma, Angelina, una donna splendida, portatrice dei sacri valori della famiglia, mancata in giovane età. La collego alla casa natia, a Modica, città assolata custodita tra le rocce , che diede i natali a Salvatore Quasimodo.

La nostra artista è un fiume in piena, si perde nella memoria della propria infanzia, nella bellezza della nostra terra che si porta dentro e che in lei si accompagna in modo indivisibile alla memoria della figura mitizzata della madre e delle sue prime esperienze di vita. Splendidi paesaggi ed estatiche marine vengono raffigurati nelle sue opere:sono luoghi reali o parti trasfigurati della memoria?

“Si tratta di luoghi reali, visti con l’occhio dell’amore. E’ il paesaggio ibleo dominato dal sole siciliano e le marine sono i lidi di Marina Marza, di Santa Maria del Focallo, di Portopalo di Capo Passero, di Marzamemi, del litorale sudorientale della Sicilia. E i colori con cui li rappresento sono i colori vivi, caldi, decisi del Mediterraneo”.

In effetti la Sicilia sudorientale c’è tutta. Riconosciamo le città del Barocco (Noto, Modica, Ragusa) e le vestigia del passato greco-romano (il Teatro Greco di Siracusa, l’isola di Ortigia), ma più ancora onnipresente appare la vegetazione della macchia mediterranea, il ficodindia, il carrubo, l’ulivo, i filari di viti, i mandorleti. Come si spiega la ripetizione, a volte quasi ossessiva, di alcuni di questi elementi?

“E’ vero alcuni degli elementi elencati sono ripetutamente presenti nei miei quadri. In maniera particolare la pianta del ficodindia, la “ficupala” come noi la chiamiamo. Il motivo è semplice: io stessa mi raffiguro in questo frutto; esso all’esterno è irto di aculei, in perpetua difesa, ma dentro è dolce come il miele. Io mi vedo così”.

Un altro elemento spesso protagonista indiscusso dei suoi dipinti è il sole splendente di Sicilia, che valore gli attribuisce?

“Alcuni critici vi hanno riconosciuto la trasfigurazione dell’utero materno, fonte di vita di tutti gli esseri viventi. In effetti, un soggetto a me molto caro è quello della Maternità. Più volte ho rappresentato nelle mie opere la madre con il bambino. Penso che dipenda dal fatto che per me la famiglia è il nucleo centrale della vita, ciò che dona equilibrio e senso all’esistenza”.

Che ruolo ha l’arte nella tua vita?

“L’arte rappresenta per me la vita stessa, l’espressione più profonda del mio essere. Dipingere per me è sinonimo di gioia e serenità, libertà e armonia con me stessa”.

Poi, mi guarda e conclude: “Da mia madre ho preso l’amore per la famiglia e per la mia terra, di cui amo profumo, sapori e tradizioni; ho ereditato la fede nel buon Dio misericordioso e ho appreso ad apprezzare la vitalità e la gioia che la vita può riservare, quegli stessi sentimenti che ho trasmesso ai miei figli, Monia, Francesco e Angela, e che ora riscontro nelle mie stupende nipotine Enrica e Chiara…”.

E’ difficile fermarla, quando Giuseppina Spadola decide di aprirsi. Ma alla fine ci riusciamo e ci diamo appuntamento per la prossima intervista.

Viviana Calvo