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Critica d’arte del dott. prof. Vincenzo Piccione d’Avola

GIUSY ARTE: UN UNIVERSO DI MEDITATA BELLEZZA

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L’operosità artistica di Giuseppina Spadola Incatasciato, Giusy arte, ci pone di fronte alla statura di un’Artista assai singolare e al tempo stesso sorprendentemente poliedrica.
Le pitture di Giusy, per le sue intrinseche caratteristiche tecniche e coloristiche, sia anche per il discorso filosofico, antropologico e religioso, che svolge nella sua pittura, vive tutta la problematica di questa nostra Età Postmoderna, attraverso anche la sublimazione delle “solitudini esistenziali”, della Verità ricercata e sofferta e delle “emozioni estetiche ed estemporanee”dell’Uomo e della sua Storia.
Leva di primo genere, utilizzata in maniera superlativa, è l’osservazione della Natura e dell’uomo in un immaginario viaggiare con la mente che guida un magico pennello… “immaginario” che è, poi, l’ Idea di perfezione ricercata ed amata .
Così, il sogno trova la sua realtà trasfigurata nel candore di una tela bianca, segno di un’Idea metafisica e metastorica, ancora non rivelata; l’immaginario, pensato e partorito attraverso melodie e suoni della Natura e del vivere quotidiano, non è altro che l’IDEA di una nuova e più autentica realtà da costruire e ricostruire in un concetto nuovo di perfezione, che si sposta lentamente, ma costantemente, verso la “perfezione aurea dei valori umani, del Bello in sé e per sè e del Santo”.
Ecco la chiave per aprire il mondo spirituale di Giusy; ecco il codice semantico che svela i segni, le tinte, gli spazi di un’arte, capace di sperimentarsi ogni giorno nell’Idea di perfezione, nell’eleganza delle forme e nelle più ardite “emozioni” coloristiche e cromatiche.
In tutta questa operosità altamente artistica è sotteso un messaggio filosofico e spirituale di considerevole valenza, quello, in particolare, di voler trasfigurare la realtà negativa dell’uomo “vecchio”, senza meta e senza valori spirituali, nell’immagine “nuova”, sognata e contemplata, di un Universo di valori “ritrovato” e riproposto all’uomo assetato di Verità.
L’arte è musica della vita in Giuseppina Spadola , per questo, ha la capacità di purificare e ricostruire “ambiti” dell’umano vivere in un “immaginario” pensato, sognato e successivamente dipinto nell’idea di un PROGETTO di rinnovamento di pensiero, di vita e di spirito .
In questo modo, l’Arte, nella straordinaria operosità di Giusy, assolve fortemente ai suoi compiti primordiali per cui nasce, si svolge e raggiunge il suo fine: azione catartica, azione liberatrice, azione estetica, azione spirituale (la purificazione dell’umano, la libertà della Verità, il Bello della Creazione, la Santità della vita).
Di questo, in effetti, trasudano le tele della Spadola, dalle quali, a ben guardare, s’ode sempre un suono… quel suono, ora melodioso, ora forte, ora intenso, ora sublime, che l’hanno partorite in immagini “trasfigurate” di gusto ora classico, ora surreale, ora spirituale, ora semplicemente umano, “troppo umano”, ove al centro signoreggia un discorso antropologico, filosofico e spirituale; è proprio nella attualizzazione di questo ”logos” che l’uomo, dal negativo di una realtà, fatta di “solitudini esistenziali”, si eleva armoniosamente, in un costante e duro processo catartico, fino a raggiungere la vetta dell’ “uomo spirituale”, che è poi, in definitiva, la meta sublime di ogni perfezione.

MAGGIO 2010
Dr. prof. Vincenzo Piccione d’Avola, critico d’arte